Le trasformazioni sociali e il lavoro

I cambiamenti della città nei visi dei suoi cittadini

Milano è profondamente cambiata nel corso degli ultimi decenni, soprattutto dal punto di vista della sua popolazione.
Si tratta di una città più anziana (il 30% è over 60), multietnica (il 16% dei residenti sono stranieri) e composta prevalentemente da single (oltre il 50% dei nuclei familiari).
Tali trasformazioni impongono un nuovo modo di pensare le politiche sociali del Comune, che devono adattarsi a bisogni diversi.
Io ho sempre creduto che per essere milanesi non sia necessario vivere qui da generazioni, ma avere dentro di sé la voglia di affermarsi attraverso il lavoro e sentirsi parte della comunità ambrosiana.
Per questo le nostre scuole non possono vivere con paura l’aumento di ragazzi di seconda generazione ma devono essere lo strumento per integrarli e farli sentire milanesi a tutti gli effetti, con i medesimi diritti e senza alcuno sconto per quel che riguarda i doveri.
Per quanto riguarda il lavoro, il Comune, pur non avendo molti poteri, in una fase di crisi come questa avrebbe dovuto interpretare un ruolo più propositivo. Spesso la Giunta non ha nemmeno ricevuto i rappresentanti delle aziende in crisi, relegando gli incontri formali con le categorie in difficoltà solo alle delegazioni di consiglieri comunali.
Inoltre, l’80% dei posti di lavoro persi (dati ISTAT 2009) riguarda gli under 35 e le politiche messe in atto per difendere l’occupazione giovanile sono state decisamente carenti. La giunta Moratti ignora così che il motore per far ripartire una città sono proprio i giovani.

Cosa abbiamo fatto

Il Partito Democratico ha sostenuto nel bilancio 2009 e 2010 l’istituzione di un Fondo Anticrisi per aiutare le famiglie in difficoltà e promuovere l’occupazione, con particolare riguardo a quella giovanile.
E’ un tema su cui si sono spesi, mettendo a disposizione importanti risorse, la Curia di Milano, fondazioni e i sindacati. Tuttavia i fondi individuati del Comune, circa 10 milioni nel 2010, non sono ovviamente sufficienti per azioni importanti e spesso si sono persi in rivoli che rendono difficile comprendere come siano stati effettivamente utilizzati.
Per questo durante il mio mandato ho collaborato a diverse iniziative volte a sbloccare fondi per rilanciare l’occupazione, per garantire reti e tutele anche alle fasce più deboli, come quella dei giovani che una volta usciti dalla scuola e dalle università faticano sia a trovare lavoro, sia ad avviare nuove attività.
In altre città, come Torino, esistono strumenti che consentono ai giovani un approccio meno drammatico con il mondo del lavoro, come l’accesso facilitato al credito, o una regia pubblica che zona per zona sappia monitorare le condizioni lavorative e utilizzare i fondi comunali per combattere la crisi, mettendo per esempio a disposizione di nuove attività imprenditoriali gli spazi sfitti in città.
In questi cinque anni ho anche organizzato diversi incontri di confronto con esperti sul tema, a cui hanno preso parte tra gli altri Susanna Camusso, Pietro Ichino, Cesare Damiano e Stefano Fassina. Milano è sempre stata all’avanguardia nel mondo del lavoro, quindi sono fortemente convinto che la riforma, che è indispensabile per rilanciare l’occupazione e garantire nuovi diritti a chi è senza tutele, debba essere elaborata e pensata a partire dalla nostra città.

WP SlimStat